domenica 8 novembre 2015

Guglielmotti

Il Guglielmotti a Bordeaux nel maggio 1941 (da www.marina.difesa.it via Marcello Risolo e www.betasom.it

Sommergibile di grande crociera della classe Brin (dislocamento di 1016 tonnellate in superficie e 1266 in immersione). Svolse 5 missioni di guerra, percorrendo 16.103 miglia in superficie e 426 in immersione, trascorrendo 92 giorni in mare ed affondando una nave cisterna da 4008 tsl.

Breve e parziale cronologia.

3 dicembre 1936
Impostazione nei cantieri Franco Tosi di Taranto.
11 settembre 1938
Varo nei cantieri Franco Tosi di Taranto.

Il Guglielmotti appena varato (da www.marina.difesa.it via Marcello Risolo e www.betasom.it)

12 ottobre 1938
Entrata in servizio. Assegnato, con i gemelli Brin, Archimede, Torricelli e Galvani nonché i più anziani Galileo Galilei e Galileo Ferraris, alla XLIV Squadriglia Sommergibili del Gruppo Sommergibili di Taranto.
1939
La XLIV Squadriglia Sommergibili, ora senza più Galilei e Ferraris, diventa XLI Squadriglia Sommergibili.
21-29 giugno 1939
Compie un viaggio addestrativo da Napoli a Lisbona, al comando di Folco Bonamici (uno dei più esperti sommergibilisti della Regia Marina) ed in assetto di guerra, per constatare quali siano le condizioni di attraversamento dello stretto di Gibilterra, sperimentale le modalità di trasferimento nell’Atlantico ed individuare modi per ottimizzare i tempi ed il rendimento della navigazione. La navigazione avviene in immersione di giorno ed in superficie di notte, ma l’attraversamento dello stretto, per evitare il passaggio in immersione nella zona di maggior traffico, dove le correnti sono più forti, avviene in superficie (da 60 miglia ad est di Gibilterra ad 80 miglia ad ovest della stessa città) anziché – come in tempo di guerra – in immersione, così vanificando parte dell’esperienza.

Il Guglielmotti nell’ottobre 1938 (g.c. STORIA militare)

3-8 luglio 1939
Viaggio di ritorno da Lisbona a Napoli, sempre in missione addestrativa.
Nei mesi successivi è sottoposto ad intenso addestramento ed effettua molte esercitazioni.
10 giugno 1940
All’entrata in guerra dell’Italia, il Guglielmotti ha base a Massaua (Eritrea, Africa Orientale Italiana), in Mar Rosso, dove forma la LXXXI Squadriglia Sommergibili insieme al gemello Galvani ed ai più anziani Galileo Galilei e Galileo Ferraris.
21 giugno 1940
Salpa da Massaua al comando del capitano di corvetta Carlo Tucci, per la sua prima missione di guerra (ultimo a farlo tra gli otto battelli di Massaua). A bordo è stato imbarcato un medico, il dottor Origlia di Torino, per una missione di soccorso: recuperare l’equipaggio del sommergibile Macallè.
22 giugno 1940
Raggiunge l’isolotto di Barr Musa Kebir alle 12.45 e recupera l’equipaggio del Macallè, bloccato sull’isola da una settimana a seguito dell’incaglio e affondamento, avvenuto il 15 giugno, della propria unità.
I naufraghi del Macallè sono molto malridotti, specialmente per conseguenza dell’intossicazione da cloruro di metile subita a bordo del proprio sommergibile. Molti, non appena vedono il Guglielmotti arrivare, fermarsi e mettere in acqua un battellino, si gettano in acqua per raggiungerlo a nuoto, non potendo più attendere. Con due o tre viaggi del battellino, il Guglielmotti recupera tutti i superstiti, poi si allontana in immersione (più avanti riemergerà), proprio mentre due aerei britannici tornano a sorvolare l’isola (un altro velivolo lo aveva già fatto in precedenza). Alcuni dei naufraghi, impazziti o deliranti per l’effetto combinato del cloruro di metile, dell’insolazione e della sete, devono essere tenuti legati per tutto il viaggio di ritorno a Massaua.
26-31 luglio 1940
Parte da Massaua e viene inviato, al pari dei cacciatorpediniere Cesare Battisti e Francesco Nullo,  alla ricerca di un mercantile britannico (per altre fonti, due mercantili greci) che è stato segnalato come proveniente da Suez e diretto verso sud, ma la nave non viene trovata.
21-25 agosto 1940
Effettua un’infruttuosa missione in Mar Rosso.
6 settembre 1940
Il Guglielmotti (capitano di corvetta Carlo Tucci), mentre è alla ricerca del convoglio britannico BN. 4 a sud delle isole Farisan, emerge nella notte tra il 5 ed il 6 per ricaricare le batterie. La visibilità è molto scarsa, dunque vedette ed idrofonisti devono vigilare con particolare attenzione.
Alle quattro del mattino del 6, completata la ricarica, il sommergibile torna ad immergersi, adagiandosi sul fondale a 70 metri di profondità, per poi risollevarsene alle 11.30 ed iniziare a pattugliare, restando immerso, le rotte che attraversano il centro del Mar Rosso. Alle 15, finalmente, il comandante Tucci avvista al periscopio due navi: una è troppo lontana, ma l’altra è una petroliera carica ed in posizione favorevole all’attacco: si tratta della nave cisterna greca Atlas da 4008 tsl, unità dispersa del convoglio BN. 4, in navigazione isolata da Abadan a Suez dopo essere rimasta indietro. Dopo aver riconosciuto la bandiera come greca, il Guglielmotti si avvicina fino a poco più di 700 metri dall’Atlas, indi Tucci ordina di lanciare due siluri. Ambedue le armi colpiscono la nave cisterna sul lato dritto, tra il centro e la prua, aprendo un grosso squarcio dal quale prende a riversarsi in mare del petrolio non incendiato. L’equipaggio dell’Atlas abbandona la nave al completo (non vi sono state vittime) sulle lance e si allontana (sbarcheranno poi ad Aden), mentre il Guglielmotti osserva al periscopio; dato che la nave è sbandata ed appruata ma non sembra in procinto di affondare, Tucci lancia un terzo siluro che manca il bersaglio, poi un quarto che va a segno sul lato sinistro.
L’Atlas si apprua e si spezza in due; il troncone prodiero affonda nel punto 15°50’ N (o 15°10’ N) e 41°50’ E (14 miglia a nord di Jabal al-Tier e 15 miglia ad est dell’isola di Antufash), mentre quello poppiero, rimasto galleggiante e alla deriva (non visto dal Guglielmotti, che nell’ultima osservazione periscopica non ha più trovato il bersaglio ed ha quindi ritenuto di averlo affondato), verrà invece preso a rimorchio dai rimorchiatori Hercules e Goliath che tenteranno di trainarlo per 400 miglia verso Suez, ma affonderà anch’esso, a seguito della rottura del cavo di rimorchio (causa il vento ed il mare avverso), tra Berenice e Ras Banas (Egitto).

Il sommergibile in navigazione (da “Le operazioni in Africa Orientale” di Pier Filippo Lupinacci ed Aldo Cocchia, USMM, Roma 1961)

Settembre 1940
Viene attaccato da un aereo durante un bombardamento su Massaua, ma non viene colpito.
20 settembre 1940
Guglielmotti ed Archimede sono inviati alla ricerca del convoglio BN. 5, ma non trovano nulla.
20-21 ottobre 1940
Guglielmotti e Ferraris vengono mandati a cercare il convoglio BN. 7 (31 mercantili scortati dall’incrociatore leggero Leander, dal cacciatorpediniere Kimberley e da 5 sloops), ma non riescono a trovarlo. Il convoglio sarà invece attaccato da alcuni cacciatorpediniere partiti da Massaua, ma lo scontro si concluderà senza successi e con la perdita del cacciatorpediniere Francesco Nullo.
Gennaio 1941
Trovandosi ormeggiato a Massaua, viene visitato da Amedeo di Savoia, viceré d’Etiopia.
4 marzo 1941
Lascia Massaua al comando del capitano di fregata Gino Spagone (comandante della Flottiglia Sommergibili di Massaua), per circumnavigare l’Africa e raggiungere la base atlantica dei sommergibili italiani (Betasom) stabilita nel porto francese di Bordeaux, in previsione dell’inevitabile caduta dell’Africa Orientale Italiana. Il Guglielmotti è l’ultimo a partire, tra i quattro sommergibili salpati da Massaua per Bordeaux (gli altri quattro erano andati perduti in precedenza).
La decisione è stata presa il 28 febbraio, e già il 1° marzo i comandi britannici ne sono venuti a conoscenza tramite le decrittazioni di “ULTRA”; vengono così a sapere dell’imminente partenza, dei segnali distintivi assegnati ai vari battelli per comunicare con Bordeaux (per il Guglielmotti si tratta di 29W e N94) e di alcuni particolari sulla rotta da seguire ed i giorni in cui sarà presente la nave rifornitrice nella zona prestabilita per l’incontro e rifornimento (che però non è precisata).
Essendo però le informazioni insufficienti, i britannici non sapranno organizzare un’intercettazione dei sommergibili (ci proverà, ma senza successo, il sommergibile Severn).
Marzo-maggio 1941
Dopo aver superato lo stretto di Bab el Mandeb, eludendo la forte sorveglianza britannica, il Guglielmotti entra nell’Oceano Indiano. Il maltempo ed i venti monsonici creeranno più di qualche difficoltà, in stato di efficienza non ottimale ed armata da un equipaggio che ha risentito della lunga permanenza nel clima tropicale dell’Eritrea. Al largo del Madagascar si renderà necessario procedere con la prora al mare, e ciononostante le violente ondate (forza 8/9) spezzeranno l’albero della radio, isolando il sommergibile, impedendo ogni contatto con la base. Il danno sarà però prontamente riparato grazie ai marinai Cuomo e Paolo Costagliola (quest’ultimo è un superstite del Macallè, uno dei tre uomini che si sono offerti per attraversare il Mar Rosso su un modesto battellino a remi, con limitatissime scorte di cibo ed acqua, per dare l’allarme e permettere così il salvataggio dei compagni: si è imbarcato sul Guglielmotti su proposta del suo comandante, che si è recato a visitarlo in ospedale) che, offertisi volontari, raggiungeranno strisciando lungo il ponte l’estrema poppa (venendo più volte gettati contro lo scafo ed anche in mare dalle onde, ma riuscendo sempre a tornare a bordo, essendo assicurati con un cavo legato alla cintura) ove si trova l’antenna, e riusciranno a ripararla nonostante le varie ferite e contusioni riportate. Verranno decorati di Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la motivazione: “Imbarcato su un sommergibile, durante una lunga e difficile navigazione oceanica attraverso zone di mare intensamente vigilate dal nemico, si offriva volontariamente in circostanze particolarmente difficili per la riparazione di una avaria prodottasi a bordo e con calma ed energia esemplare portava a termine l’incarico affidatogli. Oceano Atlantico, maggio 1941”.
7 maggio 1941
Raggiunge Bordeaux per primo dopo 66 giorni di navigazione, durante i quali ha percorso 12.425 miglia (tenendosi in prossimità della costa africana), attraversato il Canale del Mozambico, doppiato il Capo di Buona Speranza, fatto rifornimento di nafta dalla nave cisterna tedesca Nordmark (il 16 aprile, dopo 6600 miglia di navigazione, in posizione 25° S e 26° O), essere passato a ponente delle Isole di Capo Verde e delle Azzorre ed aver attraversato il Golfo di Biscaglia.

Il Guglielmotti in arrivo a Bordeaux il 7 maggio 1941 (g.c. STORIA militare)


Giugno-agosto 1941
Viene sottoposto a lavori di raddobbo nella base di Betasom. Non opererà mai per tale Comando, perché proprio in questo periodo viene deciso di far tornare in Mediterraneo tutti i sommergibili inidonei a proseguire in modo soddisfacente l’attività in Atlantico: tale giudizio verrà espresso anche nei confronti del Guglielmotti, causa le continue avarie che affliggono i suoi quadri elettrici di manovra, la sua non grande velocità e le particolari strutture della voluminosa torretta, che ne impediscono una riduzione sul modello di quelle degli U-Boote tedeschi.
22 settembre 1941
Salpa da Le Verdon per tornare in Mediterraneo.
30 settembre 1941
Attraversa lo stretto di Gibilterra, iniziando l’attraversamento alle quattro del mattino con mare calmo e buona visibilità.
16 ottobre 1941
Giunge a Messina senza aver incontrato difficoltà.
Novembre 1941-Febbraio 1942
Sottoposto a lavori di rimodernamento a Taranto. Il cannone da 100/43 mm Mod. 1927 viene sostituito con un più moderno pezzo da 100/47 mm Odero Terni Orlando Mod. 1938.
 

Il Guglielmotti durante la sosta a Bordeaux (g.c. STORIA militare)


L’affondamento

Terminati i lavori, il 15 marzo 1942 il Guglielmotti, al comando del tenente di vascello Federico Tamburini (che in precedenza ne era stato comandante in seconda, fin dai tempi del Mar Rosso), partì da Taranto alla volta di Cagliari (per altre fonti, di Messina), dov’era stato dislocato per essere impiegato in missioni offensive nel Mediterraneo occidentale.
Alle 6.33 del 17 marzo, tuttavia, il sommergibile britannico Unbeaten (capitano di corvetta Edward Arthur Woodward), in agguato al largo di Capo dell’Armi, sentì agli idrofoni i rumori prodotti da un’unità in movimento su rilevamento 130°; due minuti dopo avvistò il Guglielmotti a 2010 metri per 125°.
Il sommergibile italiano non parve accorgersi di nulla mentre l’Unbeaten manovrava per portarsi all’attacco; tale manovra incluse la temporanea discesa ad una profondità maggiore, una virata di 100° e poi il ritorno a quota periscopica, ma a quel punto, col sommergibile pronto al lancio, Woodward non trovò più il bersaglio; riuscì a rintracciarlo poco dopo, ma con un angolo di lancio sfavorevole. Dopo aver manovrato per assumere una miglior posizione per il lancio, alle 6.40 il battello britannico lanciò quattro siluri.
Uno di essi andò a segno dopo un minuto e 40 secondi: il Guglielmotti affondò rapidamente in posizione 37°42’ N e 15°58’ E (circa 15 miglia a sud di Capo Spartivento Calabro e 22 miglia a sud di Capo dell’Armi), portando con sé la maggior parte del proprio equipaggio.
Quando alle 7.20 l’Unbeaten riemerse, vide che in acqua c’era una dozzina di sopravvissuti del Guglielmotti; indossavano tutti dei giubbotti salvagente. Woodward si avvicinò per raccoglierli, ma in quel momento vide un aereo avvicinarsi per attaccare, e dovette ordinare subito l’immersione rapida. Il marinaio George Dallas Forbes, salito in coperta per il salvataggio dei naufraghi, dovette tornare indietro di corsa e lanciarsi attraverso il portello della torretta, chiudendolo dietro di sé. L’Unbeaten, dopo essersi di nuovo immerso, lasciò definitivamente la zona.
Dopo circa tre ore giunse sul posto la torpediniera Francesco Stocco, che lanciò 17 bombe di profondità senza però riuscire a danneggiare l’Unbeaten, ormai lontano. Dei dodici naufraghi che Woodward aveva visto in acqua, la Stocco trovò e recuperò tuttavia soltanto un cadavere.
Non ci furono sopravvissuti tra i 61 uomini (7 ufficiali, 16 sottufficiali e 38 tra sottocapi e marinai) che componevano l’equipaggio del Guglielmotti.

L’affondamento del Guglielmotti nel giornale di bordo dell’Unbeaten (da Uboat.net):

“0633 hours - In position 37°42'N, 15°58'E heard H.E. (Hydrophone Effect) bearing 130°.
0635 hours - Sighted a submarine bearing 125°, distant 2200 yards, manoeuvred into attack position.
0640 hours - Fired 4 torpedoes. One minute and 40 seconds after firing an explosion was heard, H.E. stopped and the submarine was heard breaking up.
0720 hours - Surfaced to pick up survivors. There were about 12 in the water but Unbeaten was forced to dive by an approaching aircraft and clear the area.
1005 hours - Aircraft and motor torpedo boats were seen in the area of the sinking.
1010 to 1020 hours - Distant depth charging was heard. 24 Depth charges were dropped by the three motor torpedo boats present.
Unbeaten was now out of torpedoes so course was set to Malta to take on board new torpedoes.”

E nel rapporto di missione (da www.couldridgehistory.com):

“At 0634 sighted U Boat bearing 125 degrees distance 2200 yards turned onto a 130 degree track and increased speed. At 0640 fired a dispersed salvo of four torpedoes, after one minute forty seconds after firing one explosion was heard HE stopped and U Boat was heard breaking up. Surfaced to attempt to pick up survivors of which there were about twelve, but a fighter aircraft forced Unbeaten to dive and clear the area. All survivors appeared to be wearing 'collar' life jackets. Aircraft and E Boats were observed in vicinity of survivors [sfortunatamente non era così] a distant depth charge attack of twenty four charges was carried out by three E Boats at 0850 on 19 March 1942 arrived Malta.”


L’equipaggio del Guglielmotti, perito al completo:

Bernardino Aceti, sottocapo
Giuseppe Archina, marinaio
Pietro Balbino, marinaio
Dino Baronti, marinaio
Adalgiso Bellini, marinaio
Luigi Buratti, marinaio
Sebastiano Campisi, sergente
Francesco Cara, sottocapo
Mario Casa, sottocapo
Carlo Castagna, sottocapo
Pasquale Castelgrano, marinaio
Antonio Caviglia, capo di seconda classe
Carlo Ceccarelli, tenente altri corpi
Donato De Bartolomeo, sottocapo
Alessandro De Brun, secondo capo
Giuseppe De Martino, marinaio
Giuseppe Dentoni, sergente
Aniello De Rosa, sottocapo
Gennaro Di Monaco, capo di terza classe
Agostino Di Tulco, sottocapo
Giovanni Dunatov, marinaio
Giovanni Elena, sottotenente altri corpi
Giuseppe Fasola, capo di prima classe
Vincenzo Fava, sottocapo
Silvio Ferrari, tenente di vascello
Renato Fiorentini, marinaio
Nicola Forcella, marinaio
Nando Fratocchi, secondo capo
Giulio Gemino, sottocapo
Francesco Genovese, marinaio
Furio Giacchini, marinaio
Eugenio Giacometti, marinaio
Primo Gianetti, sottocapo
Raffaele Lo Pane, marinaio
Angelo Lumini, marinaio
Cosimo Maddalena, sottocapo
Gaspare Malato, sergente
Enzo Manca, capo di seconda classe
Natale Manca, capo di terza classe
Virgilio Mandelli, tenente di vascello
Giorgio Mazzacurati, guardiamarina
Vittorio Meliado, sottocapo
Antonio Nemia, marinaio
Domenico Nosei, marinaio
Amedeo Papucci, sottocapo
Mario Pastre, sottocapo
Domenico Pileri, marinaio
Silvio Podestà, marinaio
Natale Prestigiacomo, secondo capo
Pilade Raggiante, sottocapo
Mario Riganti, sottocapo
Foscolo Romito, sottotenente altri corpi
Fulvio Scaglioni, marinaio
Federico Tamburini, capitano di corvetta
Carmelo Tarascio, sergente
Ezio Tortora, sottocapo
Armando Traetta, secondo capo
Carmine Vietri, sergente
Rinaldo Villa, secondo capo
Emilio Viotto, sottocapo
Mario Zolfanelli, capo di terza classe
 
Ancora il Guglielmotti a Bordeaux (g.c. Marcello Risolo)



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