venerdì 19 maggio 2017

Vesta

Il Vesta nel periodo di servizio per il Lloyd Triestino (g.c. Mauro Millefiorini, via www.naviearmatori.net)

Piroscafo misto da 3351 tsl, 1934 tsn e 3485 tpl, lungo 90,39 metri, largo 13,50 e pescante 8,2, con velocità di 10,5 (o 12) nodi. Poteva trasportare 52 passeggeri in cabina e disponeva di quattro stive per 5049 metri cubi di carico.
Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Adriatica, con sede a Venezia, ed iscritto con matricola 235 al Compartimento Marittimo di Trieste; nominativo internazionale ICNH, nome in codice "Visivo".

Breve e parziale cronologia.

1923
Costruito nei Cantieri Navali Riuniti di Palermo (numero di cantiere 82) per la Società Ligure di Armamento.
Inizialmente impiegato sulle linee per l’Africa meridionale.
1925
Acquistato dal Lloyd Triestino.
1929
Il Vesta è in servizio sulle linee Trieste-Costantinopoli-Danubio e Trieste-Costantinopoli-Odessa.
1937
Trasferito alla Società Anonima di Navigazione Adriatica, che lo pone in servizio sulla linea n. 60 Adriatico-Mar Nero.
Novembre 1939
Il Vesta trasporta dalla Romania all’Italia un gruppo di discendenti degli italiani emigrati in Romania alla fine dell’Ottocento (in gran parte contadini veneti), rimpatriati su iniziativa del governo italiano per popolare le città di nuova fondazione create nel bonificato Agro Pontino.
16 giugno-25 luglio 1940
A seguito della sospensione delle linee regolari dell’Adriatica, il Vesta alterna viaggi sporadici e straordinari a soste inoperose in vari porti del Mar Adriatico.

Il Vesta con i colori della società Adriatica (da adriaticanavigazionevenezia.blogspot.it)

25 luglio-16 novembre 1940
Parziale disarmo per lavori di modifica alle caldaie: i bruciatori a nafta vengono convertiti al carbone. Durante tali lavori il Vesta viene inoltre dotato di armamento: un cannone ed una mitragliera contraerea binata.
Terminati i lavori, riprende il servizio di collegamento tra i porti dell’Adriatico.
10 dicembre 1940
Il Vesta viene aggregato ad un convoglio formato dai piroscafi Laura C. e Giacomo C., partito da Bari (alle 22) e diretto a Durazzo con la scorta dell’incrociatore ausiliario Brindisi. Le navi trasportano in tutto 47 militari, 107 automezzi e 3157 tonnellate di provviste.
11 dicembre 1940
Il convoglio raggiunge Durazzo alle 17.15.
24 dicembre 1940
Il Vesta ed il trasporto truppe Aventino, scarichi, lasciano Durazzo alle 5.30 e rientrano a Bari alle 20.30, scortati dalla torpediniera Angelo Bassini.
10 gennaio 1941
Noleggiato dal Ministero della Guerra (fino al 29 luglio).
28 gennaio 1941
Il Vesta, carico di munizioni, salpa da Bari alle 19 formando un convoglio con i piroscafi Mameli e Tagliamento e la motonave Narenta, aventi a bordo in tutto 998 quadrupedi, 3963 tonnellate di viveri e 286 tonnellate di materiali vari. Li scorta la torpediniera Castelfidardo.
29 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle otto.
8 febbraio 1941
Il Vesta, insieme alle motonavi Città di Alessandria e Città di Bastia (vuote), lascia Durazzo alle 3.30 diretto a Bari, dove giunge alle 18.20, con la scorta della torpediniera Andromeda.
25 febbraio 1941
Il Vesta parte da Bari alle 19, diretto a Durazzo, in convoglio con le motonavi Città di Bastia e Caldea e con il piroscafo Laura C. Il convoglio, scortato dalla torpediniera Nicola Fabrizi e dall’incrociatore ausiliario Francesco Morosini, trasporta in tutto 652 militari, 126 veicoli, 2600 tonnellate di benzina e 2700 tonnellate di munizioni e materiali vari.
26 febbraio 1941
Il convoglio giunge a Durazzo alle 7.45.
10 marzo 1941
Il Vesta e la Città di Bastia, l’uno vuoto e l’altra con 272 feriti a bordo, ripartono da Durazzo alle 3.30 diretti a Bari, dove arrivano alle 18.30, scortati dalla torpediniera Solferino.
22 marzo 1941
Alle undici di sera il Vesta parte da Bari alla volta di Durazzo, insieme ai piroscafi Anna Capano (adibito a traffico civile), Carnia e Monstella. Il convoglio (capo convoglio tenente di vascello di complemento Gennaro Greco), che trasporta 89 militari, 66 quadrupedi, 89 autoveicoli, 2773 tonnellate di munizioni e 958,5 tonnellate di altri materiali, è scortato dalla torpediniera Castelfidardo e fa tappa a Brindisi, prima di proseguire verso l’Albania.
23 marzo 1941
Alle 10.28 il convoglio viene attaccato dal sommergibile greco Triton (capitano di corvetta Georgios Zepos), che lancia quattro siluri, con angoli di mira divergenti, contro il Carnia, che procede in testa al convoglio. Il Monstella, che si trova in coda, avvista per primo le scie dei siluri, dando l’allarme con il segnale convenzionale e poi virando rapidamente verso la probabile posizione del sommergibile. Gli altri piroscafi eseguono la stessa manovra del Monstella (l’Anna Capano viene mancato da tre siluri), ma il Carnia, dopo aver evitato due siluri, viene centrato da altri due (uno dei quali non esplode) verso poppa, alle 10.30.
La Castelfidardo rimane sul posto a dare la caccia al sommergibile e poi ad assistere il piroscafo danneggiato, ed ordina a Vesta, Monstella ed Anna Capano di proseguire per conto proprio.
Alle 13.20 il Comando Superiore per il Traffico con l’Albania (Maritrafalba), ordina alla torpediniera Solferino, in arrivo a Durazzo, di andare incontro a Vesta, Monstella ed Anna Capano, che stano navigando senza scorta, per scortarli in porto: qui i tre piroscafi giungeranno alle 16.30.
Il Carnia, nonostante i tentativi di rimorchiarlo verso Brindisi, affonderà infine alle 21.45, in posizione 40°58’ N e 18°27’ E (circa 28 miglia a nordest di Brindisi e 30 miglia a nordest di Capo Gallo).
30 marzo 1941
Il Vesta, insieme al piroscafo Contarini ed alle motonavi Rossini e Narenta, tutte scariche, lascia Durazzo alle 18 con la scorta della Solferino.
31 marzo 1941
Il convoglio raggiunge Bari alle 7.45.
19 aprile 1941
Il Vesta, i piroscafi Iseo e Sagitta e la motonave Tergestea salpano da Bari per Durazzo alle 22.30, scortati dall’incrociatore ausiliario Brioni. Il carico del convoglio è composto in tutto da 101 automezzi, 2422 tonnellate di munizioni, 1480 tonnellate di viveri e 5546 tonnellate di materiali vari, più nove militari. A Brindisi il Brioni viene sostituito dalla torpediniera Giacomo Medici.
20 aprile 1941
Il convoglio raggiunge Durazzo alle 15.20.
7 giugno 1941
Salpa da Bari per trasportare a Rodi, senza scorta, 2437 tonnellate di munizioni e materiali vari del Regio Esercito e della Regia Marina.
10 giugno 1941
Durante il viaggio, il Vesta urta il molo di Istmia all’imboccatura orientale del Canale di Corinto, bloccando il transito del canale per tutta la giornata.
17 giugno 1941
Compie un viaggio dal Pireo a Rodi, insieme alla pirocisterna Alberto Fassio e con la scorta della torpediniera Lince.
1° luglio 1941
Effettua un viaggio da Patrasso a Brindisi, con la scorta del posamine Azio.
17 luglio 1941
Il Vesta e la pirocisterna Picci Fassio compiono un viaggio dal Pireo a Rodi, scortati dalla Lince.
29 luglio 1941
Requisito a Trieste dalla Regia Marina, senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
11 agosto 1941
Trasporta un carico di materiali vari da Brindisi a Durazzo.
23 agosto 1941
Lascia Valona e raggiunge Brindisi, da solo e senza scorta.
7 settembre 1941
Il Vesta ed il piroscafo Maddalena G., carichi di materiali vari, lasciano Brindisi e raggiungono Patrasso, scortati dall’incrociatore ausiliario Città di Napoli.
11 settembre 1941
Il Vesta, in convoglio con la motonave Città di Agrigento e la cisterna militare Prometeo (che hanno a bordo truppe e materiali vari), lascia il Pireo e raggiunge Rodi, via Sira, con la scorta del cacciatorpediniere Fuciliere, della torpediniera Cassiopea e dell’incrociatore ausiliario Brioni.
16 settembre 1941
Il Vesta e la Città di Agrigento lasciano Rodi e rientrano al Pireo, scortati da Brioni e Cassiopea.
19 settembre 1941
Il Vesta, scortato dall’incrociatore ausiliario Egitto, trasporta 800 militari che rimpatriano da Patrasso a Brindisi.
30 settembre 1941
Il Vesta ed il piroscafo Volodda trasportano materiali del Regio Esercito da Brindisi a Corinto, scortati dall’incrociatore ausiliario Zara.
25 ottobre 1941
Il Vesta compie un viaggio da Patrasso a Bari.
27 ottobre 1941
Altro viaggio da Patrasso a Bari, con scalo a Corfù.
23 novembre 1941
Il Vesta, scortato dal cacciatorpediniere Augusto Riboty, salpa da Brindisi e raggiunge Patrasso.
7 dicembre 1941
Il Vesta ed il piroscafo Dubac trasportano 4900 tonnellate di automezzi e materiali vari dal Pireo a Rodi, scortati dalla torpediniera Libra e dal cacciatorpediniere Quintino Sella.
12 dicembre 1941
Il Vesta ed il Dubac, scortati dal cacciatorpediniere Francesco Crispi, lasciano Rodi e raggiungono Lero.
13 dicembre 1941
Vesta, Dubac e Crispi, ai quali si è aggiunto il piroscafo Ezilda Croce, lasciano Lero e raggiungono il Pireo.
7 febbraio 1942
Il Vesta ed il piroscafo Hermada trasportano truppe e materiali da Brindisi a Corfù, scortati dall’incrociatore ausiliario Egitto e dalla torpediniera Francesco Stocco.
8 febbraio 1942
Vesta ed Hermada, in convoglio con i piroscafi Mameli, Potestas, Volodda, Salvatore, Rosario e Città di Bergamo, lasciano Corfù e raggiungono Patrasso, scortati da Stocco, Egitto, Città di Napoli e dalle torpediniere Antares e Generale Carlo Montanari.
22 febbraio 1942
Il Vesta ed il Città di Bergamo, scortati dal cacciatorpediniere Sella e dal posamine Legnano, trasportano truppe e materiali dal Pireo ad Iraklion.
23 febbraio 1942
Il Vesta ed il piroscafo Bucintoro, scortati dal Sella, compiono un viaggio da Lero a Rodi.
3 marzo 1942
Il Vesta imbarca a Rodi 298 ebrei dell’Europa centrale ed orientale (polacchi, tedeschi, slovacchi, cechi, ungheresi), tutti naufraghi del Penthco, un vecchio e malandato piroscafo a ruote bulgaro incagliatosi e poi naufragato sull’isolotto di Kamila Nisi il 9 ottobre 1940, durante un travagliato viaggio da Bratislava alla Palestina con ben 520 persone, tra cui 512 ebrei, stipate a bordo in condizioni precarie.
I naufraghi del Penthco erano stati avvistati da aerei italiani, recuperati e trasportati a Rodi già pochi giorni dopo il naufragio, e da allora sono vissuti sull’isola, dapprima in una tendopoli e poi in una caserma, risentendo però della scarsità di viveri disponibili nel Dodecaneso. Si è infine giunti alla decisione di trasferirli in Italia: donne, bambini e malati sono già stati trasferiti nel gennaio 1942 con la motonave Calino, mentre gli uomini sani vengono trasferiti ora con il Vesta.
Alle 18.30 il Vesta, scortato dalla nave scorta ausiliaria F 79 Morrhua, lascia Rodi diretto in Italia, con numerosi scali intermedi lungo il percorso.
4 marzo 1942
Arriva a Lero alle 2.34 e ne riparte alle 5, scortato dal cacciatorpediniere Crispi e dal posamine Legnano.
5 marzo 1942
Arriva al Pireo alle cinque, ripartendo a mezzogiorno; giunge a Corinto alle 15.30.
11 marzo 1942
Lascia Corinto alle 5 e giunge a Patrasso a mezzogiorno.
12 marzo 1942
Riparte da Patrasso alle sei, giungendo a Prevesa dopo dodici ore.
13 marzo 1942
Salpa da Prevesa alle 7.30, insieme alla motonave armata Città di La Spezia, che funge da scorta. Entrambe arrivano a Corfù alle 13.45, per poi ripartire alle 18.10.
14 marzo 1942
Giunge a Valona all’1.45.
15 marzo 1942
Lascia Valona alle 4, di nuovo insieme alla Città di La Spezia; alle 19.11 il Vesta arriva infine a Bari con i 294 o 298 ebrei, che vengono internati nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza (qui la maggior parte di essi rimarrà fino all’armistizio dell’8 settembre 1943: pochi giorni dopo, il campo sarà raggiunto dall’VIII Armata britannica, e gli ebrei avranno successivamente modo di raggiungere la tanto agognata Palestina).
15 aprile 1942
Il Vesta, insieme ai piroscafi Cagliari e Mameli, compie un viaggio da Brindisi a Patrasso con la scorta della torpediniera Libra.
21 aprile 1942
Viaggio dal Pireo a Rodi, con la scorta della Libra.
26 aprile 1942
Lascia Rodi e torna al Pireo, scortato dal Sella.
9 maggio 1942
Il Vesta, il Mameli ed un terzo piroscafo, lo Zeno, salpano da Prevesa e raggiungono Valona, scortati dal piccolo incrociatore ausiliario Pola.
12 maggio 1942
Viaggia isolato da Valona a Bari.
13 giugno 1942
Il Vesta ed il piroscafo Palermo compiono un viaggio dal Pireo a Rodi, con la scorta della torpediniera Libra e della cannoniera Mario Sonzini.
21 giugno 1942
Vesta e Palermo rientrano da Rodi al Pireo, scortati da Libra e Sonzini.
18 luglio 1942
Il Vesta, l’Hermada e la cisterna militare Stige compiono un viaggio da Brindisi a Patrasso, scortati dal cacciatorpediniere Lampo.
26 luglio 1942
Il Vesta ed i piroscafi Motia e Fanny Brunner, scortati dalla torpediniera Libra, lasciano il Pireo e raggiungono Rodi, dopo uno scalo a Lero.
1° agosto 1942
Il Vesta ed il Motia, scortati dalle cannoniere Camogli e Sonzini, lasciano Rodi e tornano al Pireo.
11 agosto 1942
Compie un viaggio, isolato, da Valona a Bari.
24 ottobre 1942
Il Vesta ed il piroscafo romeno Balkan, scortati dalla torpediniera Aretusa, compiono un viaggio da Brindisi al Pireo.
26 novembre 1942
Il Vesta ed i piroscafi Pier Luigi e Fougier salpano da Suda e raggiungono il Pireo, scortati dalle torpediniere Solferino e Monzambano.
6 dicembre 1942
Viaggio da Valona a Brindisi, da solo e senza scorta.
23 dicembre 1942
Viaggio da Bari a Patrasso, da solo e senza scorta.
8 gennaio 1943
Il Vesta ed il piroscafo Bucintoro trasportano 1300 tonnellate di veicoli, materiali vari e derrate per la popolazione dal Pireo a Rodi, con la scorta dei cacciatorpediniere Crispi e Turbine.
13 gennaio 1943
Lascia Rodi e torna al Pireo, scortato dal Turbine.
19 febbraio 1943
Salpa da Brindisi e raggiunge Patrasso, con la scorta dell’incrociatore ausiliario Lorenzo Marcello.
22 aprile 1943
Il Vesta ed il piroscafo H. Fisser compiono un viaggio da Brindisi a Patrasso, con la scorta dell’incrociatore ausiliario Arborea.
28 aprile 1943
Il Vesta, con a bordo 490 tonnellate di artiglieria e materiali vari per il Regio Esercito, salpa dal Pireo insieme al piroscafo Volodda e raggiunge Rodi, con la scorta del Sella.
7 maggio 1943
Compie un viaggio da Rodi al Pireo, scortato dal Sella.
9 maggio 1943
Viaggio dal Pireo a Sira, via Lero, con la scorta della cannoniera Sonzini e della nave scorta ausiliaria F 79 Morrhua.
17 giugno 1943
Il Vesta ed il piroscafo Ivorea compiono un viaggio da Brindisi a Patrasso, via Corfù, con la scorta del cacciatorpediniere Sebenico.
22 giugno 1943
Il Vesta salpa dal Pireo e raggiunge Rodi, scortato dal Morrhua.
25 giugno 1943
Altro viaggio dal Pireo a Rodi, con la scorta del Morrhua e dal dragamine ausiliario F 110 Giorgio Orsini.
1° luglio 1943
Il Vesta e la nave cisterna Cerere lasciano Rodi e ritornano al Pireo, scortati da Orsini e Morrhua.
 
Il Vesta a Trieste, con i colori del Lloyd Triestino (g.c. Pietro Berti, via www.naviearmatori.net)

Dal siluramento alla fine

Il 3 luglio 1943 il Vesta ed il piroscafo cisterna Cerere salparono dal Pireo alla volta di Lero, in un viaggio come tanti altri già effettuati in precedenza. Li scortava il Giorgio Orsini, un piroscafetto costiero requisito dalla Regia Marina e trasformato, con matricola F 110, in dragamine ausiliario e nave appoggio MAS.
Dopo aver raggiunto Lero, le tre navi proseguirono alla volta dell’isola di Sira (o Siro), nelle Cicladi, da dove sarebbero poi dovute tornare al Pireo. Sul Vesta c’erano merci varie ed alcuni militari di passaggio, che rimpatriavano per licenza.
All’uscita dal porto di Lero era stata segnalato al Vesta l’avvistamento di tre sommergibili nemici, ma la pochezza dei mezzi antisommergibili disponibili nel Dodecaneso – dove del resto, gli attacchi dei sommergibili nemici erano sporadici, e le perdite ancor più rare – aveva fatto sì che la scorta non venisse molto rinforzata. Il volume dell’USMM sulla difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo indica l’Orsini come unica nave scorta, mentre il radiotelegrafista del Vesta, nel suo diario, menziona "tre piccoli battelli uno dei quali riusciva con difficoltà a tenere testa alle otto miglia": uno dei tre era certamente l’Orsini, un altro, con ogni probabilità, il Morrhua. Le capacità antisommergibili di queste unità requisite (dell’Orsini si è già detto, il Morrhua era un ex piropeschereccio oceanico) erano a dir poco limitate, ed il loro armamento non era di molto superiore a quello del Vesta stesso, tanto che il radiotelegrafista ironizzò a riguardo "direi quasi, che scortavamo la scorta che ci doveva condurre a salvamento fino al Pireo". D’altra parte, per usare un noto modo di dire, questo era quel che passava il convento.
Il radiotelegrafista del Vesta, presagendo che qualcosa potesse andare storto, andò a dormire in cabina alle 20.30 con un salvagente legato al corpo, lasciando semichiusa la porta della cabina.
Alle 23.09 dello stesso 3 luglio il sommergibile britannico Trident (tenente di vascello Peter Edward Newstead) avvistò su rilevamento 150°, a 2750 metri di distanza, tre delle navi che componevano il piccolo convoglio: Newstead identificò correttamente una delle navi come un piroscafo di 3500 tsl (il Vesta), mentre sbagliò grossolanamente nel ritenere le altre due unità delle torpediniere di scorta al piroscafo. Il Trident manovrò per attaccare in superficie; alle 23.16 (con notevole discordanza rispetto alle fonti italiane) il sommergibile britannico lanciò tre siluri da 1200 metri di distanza, poi s’immerse per eludere l’eventuale reazione della scorta.
Alle 23.30 o 23.35, in posizione 37°03’ N e 26°07’ E (o 37°07’ N e 25°59’ E, o 37°06’ N e 26°05’ E), tra Naxos (Nasso, la maggiore delle Cicladi) e Lero (a ponente di tale isola), il Vesta, che procedeva a 8 nodi, avvistò le scie dei tre siluri (a bordo, anzi, parve di vederne quattro) diretti verso di esso. Due dei siluri si limitarono a sfiorare la nave, ma l’ultimo andò a segno, colpendo il Vesta nella stiva più prodiera.
Il radiotelegrafista del piroscafo, nella sua cabina, venne svegliato dalle disastrose conseguenze dell’impatto: le pareti della cabina si sfasciarono ed i loro resti caddero nel letto, senza però ferire il radiotelegrafista. Andò peggio ai soldati di passaggio che dormivano a prua: alcuni, che dormivano sui paglioli della stiva, vennero lanciati in aria e scomparvero in mare; altri furono presi dal panico, mentre una valanga di acqua frammista a farina, legumi, rottami di ferro e vetri rotti si infrangeva sul ponte. Il radiotelegrafista, che stava in quel momento uscendo dalla cabina, indietreggiò per mettersi al riparo, ma si ferì un piede quando, tornando poco dopo ad uscire, urtò un ferro con il piede scalzo.
Il marconista si diresse verso il deposito munizioni, suo posto di combattimento, e ci arrivò a fatica, facendosi largo tra torme di uomini che correvano al buio in ogni direzione, urtando, gridando, chiamando ed imprecando, senza sentire più ordini o ragioni. Constatato che il deposito munizioni era intatto, il radiotelegrafista tornò in cabina: la luce non era saltata, quindi la accese e trovò la cabina ridotta ad una pozzanghera, nella quale erano sprofondati vestiti, libri e valigie in un’unica rovina. Vestitosi alla meglio con quanto trovato, spense la luce e lasciò di nuovo la cabina, annaspando nel buio in cerca di un mezzo di salvataggio.
Il Vesta era sbandato sulla dritta dopo il siluramento, ma l’iniziale sbandamento non crebbe ulteriormente, ed il personale imbarcato riuscì a calmarsi almeno un po’ e ad abbandonare la nave in modo non troppo confuso. Giunto sulla passeggiata, il radiotelegrafista trovò pochi uomini che si apprestavano a scendere; tra di essi vi era un soldato che si lamentava a gran voce per una ferita al piede. Con l’aiuto di un marinaio, il marconista fece faticosamente scendere il soldato ferito sulla scialuppa di salvataggio, che poi raggiunse a forza di remi il Morrhua, che si trovava poco lontano.
La scorta (fu chiamato in aiuto, via radio, anche un cacciasommergibili tedesco) lanciò vanamente razzi e bombe di profondità, ma senza risultato; il Trident, immersosi a 76 metri di profondità, si allontanò senza subire danni (Newstead annotò nel diario, addirittura, che non vi fu lancio di bombe di profondità).

Vi furono quattro vittime e tredici feriti tra il personale imbarcato sul Vesta, ma il piroscafo rimase a galla; la Cerere lo prese a rimorchio, e lo condusse a Sira.
Dopo delle prime riparazioni di emergenza effettuate a Sira, il 14 luglio il Vesta venne rimorchiato da Sira al Pireo.

Qui lo colse, l’8 settembre 1943, l’annuncio dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati: il piroscafo, che si trovava ormeggiato da luglio al molo della dogana vecchia (non ancora riparato dai danni subiti nel siluramento), venne autoaffondato per evitare la cattura. La maggior parte delle navi italiane al Pireo (l’incrociatore ausiliario Francesco Morosini, i cacciatorpediniere Crispi e Turbine, le torpediniere San Martino e Calatafimi, alcune unità minori e le navi mercantili Celeno, Adriana, Pier Luigi, Città di Savona, Tarquinia e Salvatore), a differenza di quelle che si trovavano in Italia, caddero intatte in mano tedesca, a seguito degli accordi presi con i tedeschi dai comandi del Regio Esercito in Grecia; il Vesta fu una delle tre sole eccezioni.
Il sito "Giornale Nautico Parte Prima" di Franco Prevato riporta una versione differente: il mattino del 9 settembre 1943, "come da accordi presi tra il comando militare tedesco e quello italiano", il Vesta fu rimorchiato nell’avamporto del Pireo e portato ad incagliare su un basso fondale; l’equipaggio venne costretto ad abbandonare la nave con i soli indumenti che aveva addosso, e venne internato in un campo di prigionia in Germania. Poi la nave venne affondata con una carica esplosiva. Sembra però strano che il comando tedesco potesse essersi accordato con quello italiano perché il Vesta venisse autoaffondato, anziché consegnato intatto come le altre navi al Pireo.
Secondo una fonte tedesca del Forum Marinearchiv, l’autoaffondamento del Vesta (e di altri due mercantili, l’Arezzo e l’Archiango), fu “concesso” agli italiani dal comando tedesco, nell’ambito delle trattative per la consegna alle forze tedesche del naviglio italiano presente al Pireo. Subito dopo l’autoaffondamento, un sergente maggiore del centro controllo naviglio tedesco, per eccesso di zelo, arrestò il comandante del Vesta ed altri tre membri dell’equipaggio, che vennero poi “liberati” dall’aiutante del comandante del porto. Ad ogni modo, l’equipaggio del Vesta finì prigioniero in Germania.
Il dispensiere del Vesta Paolo Puhar, quarantacinquenne di Pola, fu internato nello Stalag XII F, in Lorena; assegnato all’Arbeitskommando 1231 b di Eisenberg (Renania), morì in prigionia in Germania il 17 aprile 1944, per malattia, ad Heppenheim, nell’Assia.

Le forze tedesche recuperarono comunque il piroscafo per utilizzarlo come ostruzione per bloccare il Canale di Corinto. All’inizio dell’ottobre 1944, infatti, il Vesta fu rimorchiato a Palataki in preparazione del suo affondamento nel Canale; l’organizzazione "YVONNE" della Resistenza greca (autrice di diversi sabotaggi ai danni del naviglio dell’Asse in Grecia) lo venne a sapere e lo segnalò ai Comandi Alleati ("Vesta rpt Vesta old Italian 3000 ton tugged [sic] 1/10 towards Corinth Canal. Have not yet confirmed arrival but probabile purpose is sink it in canal. We will try send man atack [sic] it though it seems very difficult. If reconnoitred by air might bomb it for sure results."
"YVONNE" non fece però in tempo ad intervenire, né lo fecero gli Alleati; all’inizio dell’ottobre 1944 (a seconda delle fonti, il 5 od il 9 ottobre), le truppe tedesche in ritirata dalla Grecia affondarono il Vesta all’imbocco del porto di Kalamaki, bloccando così l’imboccatura orientale del Canale di Corinto (l’imboccatura occidentale venne minata, mentre in vari punti del canale furono gettati sbancamenti di terra nonché vagoni e locomotive ferroviarie, per ostruire il canale e distruggere tale materiale rotabile).


 Il Vesta, autoaffondato nel Canale di Corinto, in una foto dell’ottobre 1944 (Australian War Memorial).




Nel 1945 il relitto del piroscafo fu recuperato dai greci, dichiarato da essi preda bellica ed acquistato dagli armatori ellenici Frangoulis & Emmanuel Chatzilia, che iniziarono a ripararlo e lo ribattezzarono Memphis nel 1946.
Ma la guerra non aveva ancora chiuso i conti con questa nave: il 25 marzo 1948, infatti, il Memphis urtò una vecchia mina vagante (probabilmente strappata dagli ancoraggi durante l’inverno 1947-1948) mentre veniva rimorchiato dal Pireo ad Alessandria d’Egitto – dove avrebbe dovuto completare i lavori di riparazione – dal rimorchiatore Agios Georgios, ed affondò a sud di Creta (in posizione 33°50’ N e 27°34’ E, o 34°00’ N e 27°30’ E).
 
Il relitto del Vesta in una foto del 5 settembre 1945 (Australian War Memorial).


Il siluramento del Vesta nel giornale di bordo del Trident (da Uboat.net):

“At 0009 hours (time zone -2 or -3) three ships were sighted bearing 150° distance 3000 yards. The target was later identified as a medium sized merchant of about 3500 tons escorted by two torpedo boats. Lt. Newstead turned to make a surface attack.
At 0016 hours three torpedoes were fired from 1300 yards. Three minutes later, while Trident was diving a hit was observed on the target (amidships). Trident went to 250 feet while one of the escorts was hunting for her. No depth charges were however dropped.”


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